I progetti: l' uliveto
 

Nuovi oliveti sperimentali all’Istituto Agrario Luparia

Nella primavera 2006 nella azienda agraria dell’Istituto Luparia si è affiancato al campo collezione, con più di 30 varietà di ulivo resistenti al freddo, un nuovo impianto sperimentale, costituito da 100 piante di ulivo di 10 differenti cultivar: Leccino, Frantoio, Pendolino, Leccio del Corno, Bianchera, Picholine, Ascolana tenera, Nocellara del Belice, Borgiona e Nostrale di Brisighella.
Tale impianto, finanziato dalla Regione Piemonte, rientra in un progetto dell’ASSPO (Associazione Piemontese degli Olivicoltori), che intende, con il supporto tecnico dell’Università di Torino, raccogliere dati utili per supportare tecnicamente le future scelte di impianto degli olivicoltori piemontesi.
Le piante, acquistate presso i Vivai Franchi di Pescia, sono state messe a dimora con un sesto di impianto di 5x5 metri, e saranno allevate a policono. La sperimentazione è effettuata in parallelo in un altro sito, situato nel Monregalese, presso l’Istituto Agrario di Verzuolo, dove sono state utilizzate le stesse varietà di ulivo ma con altre modalità tecniche, per verificare la risposta delle piante a diverse forme di allevamento ed a differenti sesti d’impianto, concimazioni ed irrigazioni.
Nei sopralluoghi effettuati dall’ASSPO e dall’Università di Torino si è stabilito di dotare ogni singola pianta di disco pacciamante di 55 centimetri di diametro e di shelter antilepre di 60 centimetri di altezza.
Per acquisire maggiori conoscenze sulla risposta al freddo delle varietà oggetto di sperimentazione è stata predisposta, sul 50% delle piante, la copertura della chioma durante tutto il periodo invernale con un “velo di sposa”, costituito da tessuto-non-tessuto.
Nella primavera 2007 a ridosso dell’impianto dell’ASSPO verranno messe a dimora le prime piantine di ulivo ottenute dalla riproduzione delle piante madri su cui è in corso lo studio della biodiversità olivicola piemontese. Tale campo di conservazione non sarà l’unico, in quando lo stesso materiale genetico verrà conservato, per ridurre i rischi legati alle gelate o ad altre cause accidentali, presso i Vivai Franchi di Pescia e presso la azienda sperimentale del CNR di Follonica. La necessità di realizzare un campo di Conservazione del Germoplasma è legata alla esigenza di controllare periodicamente il materiale vegetale recuperato ed eletto come autoctono del germoplasma olivicolo del Piemonte. La collocazione di tutte le piantine in un unico campo collezione garantisce inoltre più facili ed efficaci ispezioni da parte degli organi di controllo nonchè la salvaguardia delle piante madri per una futura certificazione e il prelievo di materiale da impiegare nella propagazione.
 

ATTIVITA’ IN CAMPO OLEICOLO SVOLTE DALL’ISTITUTO LUPARIA

a) PROGETTO ULIVI IN MONFERRATO
Unitamente all’ASSPO (Associazione Piemontese Olivicoltori), di cui l’Istituto è socio fondatore, l’Istituto sta operando nella ridiffusione dell’ulivo nelle aree più vocate del Monferrato. Alcuni docenti del Luparia, in attesa che diventi operativo un servizio tecnico specializzato in olivicoltura, stanno fornendo agli agricoltori monferrini una consulenza relativa alla scelta delle cultivar d’ulivo più resistenti al freddo ed alle tecniche di impianto e conduzione dell’uliveto.
Per rafforzare le conoscenze tecniche sull’argomento presso la nostra scuola si sono tenuti, nella primavera 2006, due corsi di potatura e gestione dell’oliveto organizzati sotto il patrocinio dell’ASSPO, al quale hanno partecipato sessanta olivicoltori.
I risultati di questa attività del Luparia sono sotto gli occhi di tutti. Dalla primavera 2001 alla primavera 2006 sono state messe a dimora in Monferrato circa 30.000 piante di ulivo, su una superficie di circa 100 ettari. Il 70% delle piantine sono state messe a dimora negli ultimi due anni, e questo spiega perché al momento sono limitate le produzioni di olio.

b) PROGETTO BIODIVERSITA’ OLIVICOLA
Continua la attività di studio della biodiversità olivicola piemontese, in collaborazione con il CNR IVALSA di Sesto Fiorentino. Nel 2006 è stato finanziato dall’Assessorato Agricoltura provinciale il progetto di recupero del germoplasma della Provincia di Alessandria, nella quale sono state individuate venti piante storiche qui di seguito elencate in ordine alfabetico:
1) Castelletto Merli
2) Cerrina
3) Corteranzo di Murisengo
4) Fabiano di Solonghello
5) Isolengo di Camino
6) Lu Monferrato
7) Odalengo Piccolo cortile Parrocchia
8) Odalengo Piccolo pianta grande Parrocchia
9) Odalengo Piccolo Scagliotti
10) Ozzano Monferrato
11) Salabue
12) Rosignano
13) S. Giorgio Monferrato
14) S. Martino di Rosignano
15) Serralunga di Crea La Tenaglia
16) Serralunga di Crea Ciliberto
17) Vignale Monferrato
18) Zanco di Villadeati
19) Zenevreto di Mombello
20) Zoalengo di Gabiano


b) 1 – Caratterizzazione morfologica
Su quasi tutte le piante è stata ultimata la caratterizzazione morfologica, effettuata applicando la metodologia già utilizzata per il germoplasma autoctono toscano: oltre alle caratteristiche generali della pianta (vigoria, portamento, sviluppo), sono stati esaminati trenta caratteri morfologici che illustrano la conformazione delle foglie, dei frutti e dell'endocarpo.


b) 2 – Caratterizzazione genetica
Nell’inverno 2005-2006 sono state effettuate presso il Laboratorio di Analisi Molecolari dell’Università degli Studi di Udine le analisi del DNA di una prima tranche di piante storiche del Piemonte, tra cui la maggior parte ricadenti nella Provincia di Alessandria. I risultati, resi ufficiali in tarda primavera, hanno evidenziato la presenza di genotipi riconducibili al gruppo dei Frantoi (Serralunga di Crea, Corteranzo di Murisengo) e delle Taggiasche (Lu Monferrato, Rosignano Monferrato). Altri genotipi sono stati raggruppati in un ulteriore gruppo, al quale appartengono oltre alle piante di San Marzano Oliveto, Revello e Pino d’Asti Parrocchia, anche quella di Odalengo Piccolo Parrocchia.
La pianta di San Giorgio Monferrato, unitamente a quella di Settimo Vittone Parrocchia, sono state messe in un ulteriore gruppo, mentre quelle di Masino e di Vignale Monferrato sono state indicate come accessioni uniche e diverse da tutte le altre.
Si tratta di risultati di estremo interesse, che potrebbero costituire un importante passo verso la individuazione di una biodiversità olivicola piemontese.
Nei prossimi mesi è prevista la effettuazione delle prove virologiche sulle piante di Vignale Monferrato e di San Giorgio, ed il completamento delle analisi del DNA delle piante della Provincia di Alessandria.
Nel corso del 2007 verranno effettuate le analisi molecolari sulle piante residue, ed in particolare su quelle di: Fabiano di Solonghello, Isolengo di Gabiano, Ozzano Monferrato, Salabue, Serralunga di Crea Ciliberto, Zanco di Villadeati, Zenevreto di Mombello e Zoalengo di Gabiano.


b) 3 – Campo collezione
Dalla primavera 2004 ad oggi quasi tutte le piante storiche piemontesi sono state riprodotte presso i vivai Franchi di Pescia. Nella prossima primavera verranno messe a dimora in un campo collezione tutte le piantine finora ottenute da innesto e da talea, ed entro il 2008 sarà completato l’impianto delle piante rappresentanti il germoplasma olivicolo della Provincia di Alessandria.
Tutte queste piante, negli anni successivi, saranno tenute sotto continua osservazione per:
- controllare la rispondenza genetica delle entità catalogate;
- verificare eventuali discordanze tra i caratteri morfologici segnalati;
- completare ed ampliare il quadro delle informazioni;
- definire la risposta agronomica (vegetativa e produttiva) delle cultivar identificate messe a confronto nelle stesse condizioni pedo-climatiche.


b) 4 – Oli monovarietali
Dall’autunno 2004 opera presso l’Istituto Luparia un impianto oleario OLIOMIO 80 acquistato con il contributo della Provincia di Alessandria e della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti. Si tratta di un impianto che rappresenta il giusto compromesso tra l’esigenza di produrre oli monovarietali dalle piante storiche di ulivo e quella di fornire il servizio di molitura in attesa che sia raggiunta la massa critica per l’entrata in funzione di un impianto industriale.
Nella campagna olearia 2004 sono stati prodotti dalle piante storiche 15 oli differenti, che sono stati analizzati dai laboratori Carapelli sia dal punto di vista chimico che organolettico.
I risultati, che sono stati pubblicati sul numero 37 del 2006 dell’Informatore Agrario, hanno messo in evidenza la elevata qualità degli oli ottenuti dalle piante storiche: tutti sono rientrati nella categoria merceologica dell’olio extravergine, e solo una certa inesperienza nelle pratiche di molitura o di conservazione dei campioni hanno determinato in qualche olio leggeri difetti organolettici.
Sono state in particolare apprezzate le alte percentuali di acido oleico, il componente più nobile dell’olio, e il carattere di ammandorlato e frutta secca che possono essere individuati come elementi di tipicità dei nostri oli.
Nella campagna olearia 2005, a fronte di un aumento del numero di piante storiche, si è ridimensionata la attività molitoria, in quanto la maggior parte delle piante presentava un carico di olive troppo basso. L’impianto oleario OLIOMIO 80 riesce a produrre olio partendo da un minimo di 20-30 kg di olive, limite che solo 5 piante storiche hanno raggiunto.
Nella campagna 2006 sono stati ottenuti 11 oli monovarietali, sui quali verranno effettuate analisi chimiche e ottiche a cura del CNR IVALSA di Sesto Fiorentino e organolettiche presso il centro di analisi sensoriale dell’Università degli Studi di Torino.
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C) ULIVETI SPERIMENTALI
Attualmente nella azienda agraria dell’Istituto Luparia sono coltivate 184 piante di ulivo di una trentina di varietà, scelte per la loro resistenza al freddo.
Alle 84 piante messe a dimora nel periodo compreso tra il 2001 ed il 2005 si sono aggiunte nella primavera 2006 le 100 piante costituenti un campo sperimentale finanziato dalla Regione Piemonte e gestito da Istituto Luparia, ASSPO e Facoltà di Agraria di Torino, che servirà a saggiare su 10 varietà di ulivo diverse tecniche di potatura e gestione.
Nella primavera 2007 è previsto l’impianto, sempre nei terreni della azienda agraria dell’Istituto, delle prime piante ottenute da varietà autoctone.

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