La biodiversità olivicola
 

RISORSE GENETICHE DELL'OLIVO:

IDENTIFICAZIONE E SALVAGUARDIA DEL PATRIMONIO VARIETALE AUTOCTONO
DEL PIEMONTE E CARATTERIZZAZIONE DEGLI OLI MONOVARIETALI

PREMESSA

Questa proposta di Progetto risulta innovativa e strategica per il recupero della coltivazione dell’olivo in Piemonte. Negli ultimi anni, infatti, è andata aumentando la necessità di conservare la biodiversità e recuperare “vecchie varietà”, un tempo diffuse nel territorio, perchè da esse si possono ritrovare le radici della tipicità dei prodotti agro-alimentari che, come è noto, derivano dall’interazione cultivar-tradizione-territorio.

E’ il caso dell’olivo che, un tempo, era esteso nella fascia pedemontana che va dalla Langa al Monferrato, fino ad arrivare verso nord, in aree compatibili al suo sviluppo quali il Lago d’Orta e le valli di Susa e che oggi si vuole riscoprire e tutelare.

Il fattore ambientale che ha sicuramente frenato la diffusione e la definitiva affermazione dell’olivo in Piemonte è il freddo, unito alla mancanza di varietà selezionate per resistere alle basse temperature.

In questi ultimi anni le mutate condizioni climatiche ed i progressi in campo genetico e vivaistico hanno gettato le premesse per la ridiffusione dell’olivo nelle fasce collinari a maggiore vocazione, che possono interessare le aree del Monferrato astigiano e casalese, di Langa e Roero, del Monregalese, del Canavese ed altre ancora.

Attualmente i nuovi impianti utilizzano materiale vivaistico prodotto in altre regioni, Toscana in particolare.

Partendo dagli olivi, isolati o in piccoli gruppi, sopravvissuti nel tempo nelle nostre colline, si vorrebbero individuare delle piante autoctone, analogamente a quanto è stato già in precedenza effettuato in altri piccoli comprensori olivicoli (Brisighella, in Emilia Romagna, Amiata in Toscana), nei quali si sono individuate varietà locali che hanno permesso una riqualificazione della produzione olivicola, con positive ripercussioni sull’economia dell’intero territorio.

PRESENTAZIONE DEL PROGETTO

Il Progetto rappresenta un moderno strumento tecnico per meglio orientare la ristrutturazione e lo sviluppo dell'olivicoltura piemontese. Questo, infatti, da un lato intende recuperare la biodiversità olivicola autoctona e dall’altro intende promuovere la diffusione di quelle cultivar che, da un punto di vista agronomico, sono idonee alla qualificazione della produzione olivicola e all’ottenimento di un “olio di qualità.”.

Il recupero di queste risorse genetiche comporta altresì lo sviluppo delle condizioni socio-economiche del territorio favorendo la valorizzazione di appezzamenti collinari attualmente abbandonati e riaffermando l’importanza dell’olivo come elemento integrante del paesaggio agrario.

Il Progetto trae origine da una iniziativa portata avanti dal Prof. Giancarlo Durando dell’I.P.S.A.A. "Vincenzo Luparia” di San Martino di Rosignano.

Tale proposta è stata successivamente elaborata sotto forma di Progetto di Ricerca dal Dr. Antonio Cimato (Primo Ricercatore dell’Istituto per la Valorizzazione del Legno e delle Specie Arboree del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Sesto Fiorentino-Firenze), che ha strutturato questa attività in modo integrato ed interdisciplinare.

 

OBIETTIVI

L’attività di ricerca prevede un programma interdisciplinare ricco di prove sperimentali i cui risultati sono destinati a creare le premesse per il recupero della biodiversità olivicola e a porre le basi strutturali ed operative per la realizzazione di una filiera olivicola in Piemonte.

In particolare il progetto di ricerca è stato strutturato in tre obiettivi (sottoprogetti):

  • Definire la struttura olivicola ed individuare la biodiversità presente sul territorio.
  • Descrivere i caratteri morfologici delle piante indicate come germoplasma olivicolo autoctono e realizzare un campo collezione di piante madri.
  • Valorizzare, attraverso analisi chimiche ed organolettiche, l’olio monovarietale che si ottiene dalle piante selezionate.

L’indagine sul patrimonio olivicolo autoctono presente in Piemonte prevede l'identificazione del germoplasma e la sua caratterizzazione, da un punto di vista morfologico, fisiologico ed agronomico; queste attività costituiscono il punto di partenza indispensabile per avviare un corretto programma di recupero di piante autoctone, adatte alle particolari esigenze climatiche della zona.

E’ stato già ampiamente dimostrato che la “cultivar” assume un ruolo importante nell’adattamento all’ambiente, per cui, la verifica del valore agronomico delle varietà autoctone risulta di enorme importanza sia per la grande variabilità dei caratteri riscontrabili sia per l’affermazione delle "impronte" peculiari che, tali caratteri, possono conferire al prodotto ottenuto in questa zona.

Da qui l'esigenza di un recupero del patrimonio varietale da mettere a disposizione degli imprenditori che da qualche anno stanno reimpiantando gli ulivi in Piemonte, per garantire in futuro la realizzazione di impianti moderni, funzionali per le produzioni e razionali per gli interventi agronomici.

 

DURATA DEL PROGETTO

La durata di un intervento così puntuale, non può non tenere conto della realtà ambientale della zona. Le condizioni imprenditoriali degli agricoltori, e le loro non complete conoscenze, impongono, inoltre, un'opera di promozione e di continua verifica nel territorio. Tutte queste azioni necessitano di alcuni anni per imprimere all'intervento stesso un avvio efficace, ed al contempo garantire sicure prospettive future.

Precedenti indagini, condotte in ambienti diversi, hanno di fatto dimostrato come la precisione dei risultati cresce in funzione del numero di anni di osservazione. Diversi sono, infatti, i fattori responsabili delle variazioni produttive (per esempio il fenomeno dell'alternanza di produzione) che possono condizionare la obiettività dei risultati sperimentali.

Gli ordini di grandezza, per osservazioni così numerose, sono piuttosto differenti e dipendono dalle diverse tematiche affrontate. Nonostante ciò, sembra corretto accettare che una durata di osservazione di 3 anni possa fornire le garanzie necessarie per portare a termine il Progetto.

 

COORDINAMENTO 

Il carattere operativo dell'indagine rende necessaria una accurata rilevazione di informazioni sul territorio e una complessa rielaborazione dei dati agronomici.

Le rilevazioni dei dati agronomici saranno compiute tramite appositi questionari, approntati dal Dr. Cimato, in funzione delle modalità di elaborazione.

Le interviste saranno coordinate da personale scelto dell’I.P.S.A.A. “Luparia” e dell’Istituto Tecnico “Sobrero”, ma è evidente, che per la riuscita del lavoro di indagine, potrà far ricorso a collaborazioni esterne. Le prove di campagna, l'analisi dei campioni delle olive, l'elaborazione grafica dei dati, saranno assicurati da opportune convenzioni.

Al Dr. Antonio Cimato, dell'Istituto per la Valorizzazione del Legno e delle Specie Arboree del CNR Sesto Fiorentino - Firenze, sarà affidato l'incarico di coordinare le attività sperimentali, di ottenere e ridistribuire tutte le informazioni ricevute dai partecipanti e di predisporre le relazioni annuali a consuntivo.

Il coordinamento generale del progetto è affidato al prof. Giancarlo Durando docente presso l’Istituto “Luparia” di San Martino di Rosignano.

Gli olivi in piemonte: cenni storici

Sotto progetto 1

Sotto progetto 2

Sotto progetto 3

Consuntivo del progetto

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